RICERCA

     

Mi ha sempre incoraggiata nella vita la scelta prioritaria di essere prima una persona libera, poi un’artista.

Sapevo che se avessi saputo mantenere questa combinazione esistenziale la mia sarebbe stata una strada difficile, ma anche ricca di senso. Su questa strada, in effetti, sono sempre stata considerata un personaggio di difficile definizione: sperimentatore libero da conformismi, ho continuamente assimilato esperienze lavorando simultaneamente a diversi piani di ricerca creativa nell’ambito non solo dell’arte ma anche del teatro, del cinema, del design, della decorazione … alla base di una continua indagine di tecniche e di materiali inconsueti.

Tutto ciò nutrita fondamentalmente di idee, vale a dire più propriamente di immagini che la mia mente assume attraverso un modo di guardare le cose che segna una frattura rispetto a metodi tradizionali e sperimenta nuove forme espressive.

Questo è ciò che si cela dietro le mie sperimentazioni trentennali sulla carta, la plastica, il metallo, il tessuto, il vetro…dove parto dalla qualità visibile e tattile della realtà di oggetti indifferentemente naturali o artificiali, fino a cercare di far diventare arte la realtà.

Bandita la razionalità, mi piace quindi esaltare tutto ciò che nel lavoro artistico sembrerebbe casuale e privo di senso, ma che si rivela capace di massaggiare il muscolo atrofizzato di una società sempre più sottoposta come quella attuale alla civiltà dell’immagine e dello spettacolo. Percorso ben sintetizzato tra le pagine che Gillo Dorfles mi ha dedicato nella sua ultima pubblicazione “Gli artisti che ho incontrato” nella collana Skira paperbacks.

Il modo di fare arte – che si imprime sull’occhio, l’emozione, il tempo e la luce che trascorre nella nostra società – è diventato per me essenziale coniugarlo nel tempo con una didattica attiva dell’arte che ruotasse intorno a una riflessione sulla eco-sostenibilità del nostro pianeta e dell’economia degli uomini che lo governa.

Sono trascorsi ormai vent’anni dalla docenza di un laboratorio educativo di Ecodesign e Decorazione, realizzato presso l’Accademia di Brera di Milano, che mi permette di contribuire a formare l’intelligenza artistica degli studenti soprattutto attraverso fatti, osservazioni di un’attività di sperimentazione capace di covare idee e farle parlare per lasciar generare altre idee. Perché in definitiva questo è quello che fa emergere il talento e il rinnovamento dei linguaggi espressivi. L’autonomia delle idee, soprattutto paradossali, fuori dalla convenzione, che nei secoli hanno invaso spesso la mente collettiva della società fino a farli diventare ideologia.